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Responsabilità civile dei magistrati. La camera dice si all'emendamento. Chi subisce un danno potrà essere risarcito PDF Stampa E-mail

La camera ha detto sì con 264 voti favorevoli e 211 contrari all'emendamento presentato dalla lega che prevede modifiche sulla responsabilità civile dei magistrati. Il sì è arrivato nonostante il parere contrario del Governo. Secondo le nuove disposizioni "chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia puo' agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della liberta' personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto". Sempre secondo quanto prevede la norma "Ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste una violazione manifesta del diritto, deve essere valutato se il giudice abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta al suo sindacato con particolare riferimento al grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al carattere intenzionale della violazione, alla scusabilita' o inescusabilita' dell'errore di diritto. In caso di violazione del diritto dell'Unione europea, si deve tener conto se il giudice abbia ignorato la posizione adottata eventualmente da un'istituzione dell'Unione europea, non abbia osservato l'obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell'articolo 267, terzo paragrafo, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonche' se abbia ignorato manifestamente la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea". L'emendamento appena approvato tre origine da una sentenza della corte di giustizia europea in cui si è stabilito che c'è contrasto tra il diritto comunitario e una legislazione nazionale che esclude in maniera generale la responsabilità dello stato membro per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario "imputabile a un organo giurisdizionale di ultimo grado per il motivo che la violazione controversa risulta da un'interpretazione delle norme giuridiche o da una valutazione dei fatti e delle prove operate da tale organo giurisdizionale". La sentenza individua un contrasto anche tra il diritto comunitario e "una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilita' ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza della responsabilita' dello Stato membro interessato in altri casi in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente".
StudioCataldi.it

 
ABBASSO LA ...SQUOLA - Compiti per le vacanze? Meglio giocare, nuotare, far castelli di sabbia ... PDF Stampa E-mail

Non è giusto! POSTA e RISPOSTA n.224 sostiene che non è giusto non pubblicare in questo caso (e quindi negare ai lettori la gioia che ne zampilla: perché mai tenerla per me e non propagarla?) quel che ha ricevuto alle h.15:50 del 1° feb '12. Scrive una fedelissima Amica di Studio Cataldi ma, dannazione, è barrata la casella 'non pubblicare'. Ed io per la prima volta in assoluto mi discosto dall'indicazione della lettrice! Alé, così impari ;-). A Voi la chicca di [...] (che spero mi perdoni per la licenza che mi sono concesso limitandomi solo a nascondere con i puntini il suo nome): "La Signora L.C.F., mia indimenticata ed indimenticabile maestra della scuola elementare (quinquennio 1958/'63), i compiti delle vacanze non ce li assegnò mai ma se anche lo avesse fatto, io, di nobilissima natura michelacciolesca, quei compiti non li avrei mai svolti! Durante le vacanze leggevo in proprio perchè lo trovavo fantastico e con somma soddisfazione scrivevo avventurosissime storie di pirati, galeotti e brigantini. E mi divertivo tantissimo. E tantissimo mi divertivo a nuotare e a fare i tuffi, e a fare i castelli di sabbia, e a giocare a palla e a costruire di tutto e a fare dozzine di altre cose impraticabili nel periodo della scuola per clima ed impegni di studio. Io e le mie compagne di classe non abbiamo mai dimenticato nessun precedente insegnamento impartitoci e la nostra Signora Maestra riprendeva la docenza esattamente dal punto in cui l'aveva lasciata. Le vacanze estive devono essere per i piccoli un periodo di libertà dall'ortodossia dell'apprendimento teorico; durante la vacanza l'apprendimento delle cose continua ad avvenire spontaneamente ed inconsapevolmente, solo in forma sperimentale: "Invitiamo quei due bambini a giocare con noi così saremo di nuovo in dieci e potremo dividerci in due squadre da cinque!" E non è matematica questa? Abbaso la squola e i compiti dele vacanze!" - Trascorrono sette minuti sette e mi giunge anche un'appendice conclusiva: "...dimenticavo... abbaso la squola e i compiti dele vacanze! W IL PROF. FARNETANI (...forse anche Lui è della nobilissima schiatta dei Michelaccioleschi?!)". Insomma, cara [...], non ho resistito alla tentazione di pubblicare la Tua lettera gioiello. Mi perdoni? Es se mi autorizzi metterei in chiaro anche il tuo nome!
Alle h.17:07 del 1° feb '12 perviene il commento di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , altro affezionato visitatore: "ripeto che sono contrario ai compiti per le vacanze che rappresentano un ossimoro. Compiti e vacanze mal si conciliano sia per gli insegnanti che per gli studenti".
StudioCataldi.it

 
In Italia il 50% delle famiglie denuncia bullismo a scuola PDF Stampa E-mail

Le cifre sono di quelle destinate a destare allarme, ma come sempre vanno lette e interpretate per evitare di rispondere al fenomeno con la retorica dell’emergenza o del boom: Censis ed Eurispes ci dicono che in Italia il 50% delle famiglie segnala eventi di bullismo o microbullismo nelle classi dei figli. Dobbiamo credere che le scuole siano quartieri senza legge dove scorrazzano baby gang di piccoli criminali in erba, o forse nelle famiglie e tra chi ne registra le denunce e gli umori c’è un’attenzione nuova verso un fenomeno antico come la stessa socialità? Forse la verità, come sempre sta nel mezzo. Quando si parla di bullismo le denunce vanno dalle offese e l’esclusione dal gruppo fino all’esercizio della violenza.
Tra le tipologie di prepotenze rilevate, il 28.7% riguarda offese verso un solo alunno, il 25.9 % scherzi pesanti o offese, quasi il 25% l’isolamento o l’esclusione dal gruppo. Per oltre il 21% si parla di percosse e di furti. Va detto poi che le tecnologie non si limitano a dare una nuova veste alla vecchia violenza, ma generano una violenza di forma nuova – il cosiddetto cyberbullismo – che consiste ad esempio nella diffusione di video umilianti, denunciata dal 6%, assieme agli insulti via sms o mail. E ancora: lo scenario privilegiato per gli episodi di bullismo è prevalentemente la scuola: se il 51.8% degli episodi avviene in classe, oltre il 52% avviene in luoghi meno sorvegliati, come palestre e corridoi.
Questi ed altri dati (Eurispes Toscana – dati Censis 2008) sono stati presentati a Firenze nel corso del convegno “Tutti i colori del buio: i contenuti pedagogici dell’azione associativa, come risposta al bullismo e alla disgregazione sociale”. Nel corso del convegno si è parlato anche delle nuove frontiere del cyberbullismo, termine con il quale si identificano le azioni aggressive e intenzionali eseguite tramite strumenti elettronici.
A differenza del bullismo tradizionale, il cyberbullismo può essere attuato in qualsiasi momento e la rapida possibilità di diffusione del materiale compromettente aumenta la percezione di vulnerabilità nella vittima. Gli strumenti utilizzati dal cyberbullo sono sms, mms, chat room, immagini, video o foto offensive, chiamate anonime, istantmessaging, siti web e blog.

 
Internet, Telefono Azzurro: genitori non sanno come lo usano i figli, solo 1 su 4 ne parla PDF Stampa E-mail

Una Rete che deve unire genitori e figli. Solo un adolescente su quattro, infatti, parla con i propri genitori di Internet e di nuove tecnologie e un genitore su cinque conosce poco o niente delle attività dei figli nel “mondo virtuale”.

È quanto rileva Telefono Azzurro, secondo cui il 68,8% dei genitori non parla mai, o solo occasionalmente, con i propri figli della Rete.

Solo il 26,8% dichiara di utilizzare Facebook e, sebbene i dati sul sexting e il cyberbullismo siano in crescita, l’88,9% dei genitori intervistati ritiene impossibile che il figlio possa spogliarsi e mettere sue immagini/video online, mentre l’84% ritiene impossibile che i figli diffondano su Internet informazioni/video che possono far soffrire altri coetanei, cioè praticare il cyberbullismo.

Questo gap di conoscenze si traduce non solo in un’assenza di dialogo con i figli su potenzialità e rischi delle nuove tecnologie, ma nell’utilizzo di strategie “repressive” anziché educative: non sapendo concretamente come tutelare i ragazzi, molti  genitori italiani, a differenza di quelli europei, continuano a utilizzare la proibizione e il controllo del tempo come unica modalità di tutela dei figli.

In occasione del Safer Internet Day-La Giornata per la Sicurezza su Internet che si celebra in tutto il mondo il 7 febbraio, S.O.S. Il Telefono Azzurro Onlus organizza l’evento “GenerAzioni web!: Genitori e Figli insieme per una rete più sicura”, un confronto aperto con la partecipazione attiva di centinaia di studenti e la presenza delle istituzioni, dei genitori, degli insegnanti e di esponenti del mondo della Comunicazione e delle nuove tecnologie.

 
Alcol: ne abusano 8,6 mln di ragazzi di 11 – 15 anni. Ecco i consigli per dire no PDF Stampa E-mail

Se in Italia 9 milioni di persone ogni giorno eccedono con l’alcol, con gli anni è emerso anche il fenomeno delle ubriacature concentrate in singole occasioni, il binge drinking, che comportano comunque un’assunzione di quantità eccessive di alcol. Secondo i dati Istat il binge drinking (sei o più bicchieri in un’unica occasione) e ilconsumo di alcolici da parte di ragazzini di 11-15 anni riguardano 8 milioni e 624 mila persone. La “fotografia” del paese alle prese con vino e drink è  in uno studio pubblicato online su “Prevention and Research” (www.preventionandresearch.com) e firmato dai ricercatori del Dipartimento di Neurologia e Psichiatria della Sapienza e da quelli della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro dello stesso ateneo.

Lo studio, di cui è primo autore Gianfranco Tomei, effettua un’analisi della situazioni degli italiani alle prese con gli alcolici, con particolare attenzione ai giovanissimi, e segnala alcuni consigli per imparare a dire no ad alcolici e superalcolici, a tutte le età. “Diminuire il consumo, o meglio smettere, spesso si rivela un’impresa difficile – riconoscono i ricercatori – E di solito ciò avviene in seguito a gravi problemi salute”. Ecco i consigli:

1) Individuare le ragioni per smettere: è senza dubbio il primo passo da compiere. Ciascuno, dopo un’attenta valutazione dei rischi che l’assunzione di alcol comporta e dei benefici tratti dall’abbandono, troverà la sua motivazione. Fra i benefici da prendere in considerazione: miglioramento dello stato di salute, perdita di peso, riduzione del nervosismo e della litigiosità, miglioramento del rapporto con gli altri, riduzione del rischio di infortuni, risparmio di denaro.

3) Identificare tutte le situazioni che si associano all’assunzione di bevande alcoliche, come momenti di stress, in compagnia di amici, giornata faticosa;

4) Saper affrontare le situazioni a rischio e i momenti difficili. Può essere utile parlare di questa scelta a parenti ed amici per trovare in loro un aiuto; evitare situazioni che inducono a bere alcolici; evitare occasioni di incontro con amici e colleghi che bevono alcolici; evitare di frequentare bar e pub; cercare di distrarsi dal desiderio di bere;

5) Chiedere l’aiuto di una persona con cui parlare con facilità in caso di bisogno;

6) Non dimenticare mai l’obiettivo prefissato.

Se in Italia 9 milioni di persone ogni giorno eccedono con l’alcol, con gli anni è emerso anche il fenomeno delle ubriacature concentrate in singole occasioni, il binge drinking, che comportano comunque un’assunzione di quantità eccessive di alcol. Secondo i dati Istat il binge drinking (sei o più bicchieri in un’unica occasione) e ilconsumo di alcolici da parte di ragazzini di 11-15 anni riguardano 8 milioni e 624 mila persone. La “fotografia” del paese alle prese con vino e drink è  in uno studio pubblicato online su “Prevention and Research” (www.preventionandresearch.com) e firmato dai ricercatori del Dipartimento di Neurologia e Psichiatria della Sapienza e da quelli della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro dello stesso ateneo.Lo studio, di cui è primo autore Gianfranco Tomei, effettua un’analisi della situazioni degli italiani alle prese con gli alcolici, con particolare attenzione ai giovanissimi, e segnala alcuni consigli per imparare a dire no ad alcolici e superalcolici, a tutte le età. “Diminuire il consumo, o meglio smettere, spesso si rivela un’impresa difficile – riconoscono i ricercatori – E di solito ciò avviene in seguito a gravi problemi salute”. Ecco i consigli:1) Individuare le ragioni per smettere: è senza dubbio il primo passo da compiere. Ciascuno, dopo un’attenta valutazione dei rischi che l’assunzione di alcol comporta e dei benefici tratti dall’abbandono, troverà la sua motivazione. Fra i benefici da prendere in considerazione: miglioramento dello stato di salute, perdita di peso, riduzione del nervosismo e della litigiosità, miglioramento del rapporto con gli altri, riduzione del rischio di infortuni, risparmio di denaro.3) Identificare tutte le situazioni che si associano all’assunzione di bevande alcoliche, come momenti di stress, in compagnia di amici, giornata faticosa;4) Saper affrontare le situazioni a rischio e i momenti difficili. Può essere utile parlare di questa scelta a parenti ed amici per trovare in loro un aiuto; evitare situazioni che inducono a bere alcolici; evitare occasioni di incontro con amici e colleghi che bevono alcolici; evitare di frequentare bar e pub; cercare di distrarsi dal desiderio di bere;5) Chiedere l’aiuto di una persona con cui parlare con facilità in caso di bisogno;6) Non dimenticare mai l’obiettivo prefissato.

 
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